Atto primo

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Esteriore di un antico castello, con portone praticabile
che ad esso introduce.



Scena prima
Ermanno, indi Frontino e Rosalia, poi Gamberotto
preceduto da vari villani dalla parte del castello.


N. 1 Introduzione
Ermanno

Si cela in quelle mura
Il ben che tanto adoro,
Che per fatal sventura
I voti miei non sa!

Facciamo il segno usato,
(fa un fischio)
Vediam se v’e Frontino;
Se può del mio destino
Calmar la crudeltà.


Frontino
Foste davver sollecito
Più di quel ch’io credeva.

Rosalia
Del gallo il tien più vigile
Quell’amorosa idea.

Rosalia e Frontino
D’un’altra Dulcinea
È degno un tanto ardor.

Ermanno
Lasciam le digressioni,
Parliam di ciò che importa.
(accennando la porta del castello)
Si passa quella porta?

Rosalia e Frontino
Si passa, sì signor.

Ermanno
Vedrò l’amato bene?

Rosalia
Vedrete oh sì, vedrete.

Ermanno
Con lei par...

Frontino
Parlerete.

Ermanno
Accanto...

Rosalia
sempre resterete.

Ermanno
Ah! che non credo vero
Il mio contento ancor!

Rosalia e Frontino
Progressi io ben lo spero
Farete nel suo cor.
(Vedendo uscir de’ villani dal castello si ritirano)

Coro
Allegri, compagnoni,
Il nostro padronissimo,
Padrone de’ padroni
Levossi e vien di qua.
(affollandosi intorno a Gamberotto)
Illustre... no... illustrissimo.
Buon giorno e sanità.

Gamberotto
Mentre stavo a testa ritta
Riposato sul sofà,
Osservando la soffitta,
Numerando i travicelli,
Certi insetti mattarelli
Senza usar con me rispetto
M’hanno rotto il conto retto,
Che imperfetto restò là.

Queste bestie irrazionali
Far non soglion distinzione.
Un villano, un re, un barone
O sia in alto o in basso posto
deve stare sottoposto
Alla lor bestialità.

Coro
Se ne faccia un bell’arrosto,
E di lor si sbrigherà.

Frontino
(avanzandosi con Rosalia ed Ermanno)
Che gran testa! Che parole!

Rosalia
Che saper profondo e raro!

Gamberotto
Se in tal punto non imparo
Quando mai dovrò imparar?

Tutti col Coro
Viva, viva, padron caro,
È un portento in verità.

Gamberotto
(ad Ermanno)
Chi siete lei?

Frontino
Quella persona...

Gamberotto
Che a’ cenni miei...

Frontino
Per la padrona...
Da precettore...

Gamberotto
Da precettore?
(esamina Ermanno)
Bravo, bravo. Atto mi par.

Ermanno
Se mi destina un tanto onore
Saprò la scelta giustificar.

Gamberotto
Se mi giustifica con la giustizia
Saprò i suoi meriti giustificar.

Rosalia, Frontino ed Ermanno
Bel giorno è questo! più lieta aurora
Non vidi ancora per me/lui spuntar.

Gamberotto
Bel giorno è questo di maraviglia:
Vedrò mia figlia filosofar.

Coro
Come dai villici si piantan cavoli
Le scienze piantansi così in città.
Perciò germogliano scoperte nuove,
Che il terren bagnasi si sa se piove,
Si sa distinguere l’uom dalla femmina,
E tante simili curiosità.
(I villani partono.)


Recitativo

Gamberotto
(ad Ermanno)
Nei tempi in cui la zappa io maneggiava
Non si filosofava. Oggi, che a forza
Di sudori e di calli
Un signor diventai, giacché nell’alto
Rango in cui son salito
Impera il filosofico prurito,
Vo’ che alla figlia mia
Voi insegnate la filosofia.

Ermanno
Farò quel che potrò.

Gamberotto
Frontino poi,
Ch’è un bravo cuoco e un servitor migliore,
Avendovi proposto per maestro,
Io me ne fido alle parole sue
Mentre il naso ch’egli ha non è di bue.

Ermanno
Signore, troppa bontà! se il genio incontro
Della gentil sua figlia
I voti miei saranno
Appagati abbastanza.

Gamberotto
Per appagarla avete che ne avanza.
Taglio svelto, bel colore, occhio vivace,
Forte in gambe, robusto:
Un filosofo tal le darà gusto.
(parte)


Scena seconda
Ermanno, Frontino e Rosalia.


Frontino
Il colpo è fatto; ad Ernestina adesso
Ei vi presenterà. Di compir l’opra
Sono tanto desioso,
Che, giuro al ciel, voi le sarete sposo.

Ermanno
A voi m’affido. Il povero mio stato
Era ostacol sì grande al compimento
Del desiderio mio,
Che senza voi che mai potea far io?

Rosalia
L’attacco incominciando, i nostri sforzi
Diriger noi dobbiam contro il futuro
Sposo alla signorina destinato.

Ermanno
Chi è costui?

Frontino
Un certo Buralicchio,
Il cui merto consiste
Nell’esser ricco.

Ermanno
E ti par poco?

Frontino
Ebben,
Sia pure un Dario, un Creso,
Distor mai non potrà quanto intrapreso.
(Entrano nel castello)


Scena terza
Buralicchio.



N. 2 Cavatina Buralicchio
Buralicchio
Occhietti miei vezzosi,
Che state a lampeggiar
Lasciate ch’io riposi
Lo spesso scintillar.
Perché da quel fulgore,
Che avvampa, accende e scotta
Può nascere una botta
Al sesso assai fatal.

Si accende la bellina,
Si scalda ancor la brutta.
Questa un sospiro erutta,
Quella di là trabocca;
Chi stringesi la bocca,
Il naso chi si tura,
Perché per sua natura
il foco è assai bestial.

Calmate, eterni Dei,
Un simil magnetismo,
O in tanto fanatismo
Porgete ai voti miei
La forza ch’io vorrei
Per tutte contentar.


Recitativo
Ch’io sia bello convengono
Tutti i scrittori greci, e ormai la fama
Vola da Trabisonda a Casalicchio
Della rara beltà di Buralicchio.
Se la sposa mi regge al primo lampo
La vita è assicurata; in caso opposto
Per non veder perirla
Vedovo resterò pria d’impalmarla.


Scena quarta
Gamberotto e detto.



N. 3 Duettino Gamberotto-Buralicchio
Gamberotto
Ah vieni al mio seno
Amato mio genero.
Un osculo tenero
Deh prendi da me.

Buralicchio
Ah padre! mi stringi,
Di amplessi mi cingi.
Dividi quei stimoli
Che sento per te.

Gamberotto
(piangendo)
Ahi! ahi! che già gocciolo...

Buralicchio
(imitandolo)
Ahi! ahi! che già verso...

Gamberotto e Buralicchio
Di gioia in un pelago
Mi trovo già immerso.
Protegga la sorte
Si tenera fé.


Recitativo
Buralicchio
Che fa la cara sposa,
Ernestina che fa?

Gamberotto
È piena...

Buralicchio
Piena?

Gamberotto
Di contentezza, già vedendo giunto
Quel per le donne interessante punto.

Buralicchio
Benché non la conosca in materiale
In astratto però mi son ben note
Tutte le sue qualità corporee,
E preparata ho già per lei la nicchia,
Papà caro, in quest’alma buralicchia.

Gamberotto
Parli molto purgato.

Buralicchio
Eh, noi signori
Che l’intelletto abbiam di dotte tempre
Pria di parlare ci purghiamo sempre.

Gamberotto
Ancor io qualche volta
Tento purgarmi; ma, malgrado i miei
Sforzi spropositati ho sempre in corpo
Il sugo della zappa
Che succhiai col succhiare della pappa.

Buralicchio
Bastino ormai le dissertazioni.
Veniamo a quel che importa: a lei vorrei
Presentarmi, Marchese Gamberotto.

Gamberotto
T’insinuerò. Vedrai nel suo bel viso
Tanta vaghezza e tanta leggiadria,
Ch’io credo a stento che sia figlia mia.
(Partono.)


Magnifica libreria.

Scena quinta
Ernestina appoggiata ad un tavolino, meditando sopra vari libri,
che andrà osservando, or l’uno, or l’altro con una lorgnette;
vari letterati, che osservano e sottovoce diranno il seguente:



N. 4 Cavatina Ernestina
Coro
Oh come tacita osserva e medita!
Calmò il mercurio che in sé nasconde!
Non ci risponde, che mai sarà?

Ernestina
(alzandosi)
Nel cor un vuoto io provo
Che non so dir cos’è:
Mi veggo, e mi ritrovo
Mancarmi un non so che.
Colleghi miei dottissimi,
Vuota son io: perché?

Coro
Vuota se adesso sei
Più vuota non sarai:
Col tempo troverai
Chi ti consolerà.

Ernestina
Talor serpeggia celere
Il sangue nelle vene;
Talor mi sento accendere
Ognor da un vivo ardore, aimè!
Né so di certe pene
Trovar la causa in me.

Coro
Il punto è metafisico
Del vuoto che ti senti;
Vedrassi fra momenti,
Ma adesso non si può.
Di quell’ardor...

Ernestina
Tacete:
Ben io ve lo dirò.
Ah! che la colpa è amore
Che strazia questo core,
Che fa penar quest’anima,
Che delirari mi fa!

Coro
Che donna! che mercurio!
Che gran sagacità.


Recitativo
Ernestina
Miei letterati, figli di Mercurio,
Voi che siete il collegio
D’ogni meravigliosa meraviglia,
Puntellate, vi prego,
La mia filosofia convalescente,
Leggete voi per me. Da questi autori
Raccogliete i rimedi per curarla,
Pensate voi come ricuperarla.
Ariosto, il Lasca, il Rosa, ed altri libri
Morali, che compongono
La biblioteca mia
Tentano invan tormi l’ippocondria.


N. 5 Coro
Coro
Andrem, vedrem, faremo,
Il tutto scopriremo,
E al nostro microscopio
Natura si offrirà.
(Partono i letterati.)


Scena sesta
Gamberotto ed Ernestina.



Recitativo
Gamberotto
Figlia!

Ernestina
Mio generante!

Gamberotto
Aspettan fermi
Due soggetti lì fuori i cenni tuoi.
Di’ se ti par, se farli entrar tu vuoi.

Ernestina
Chi son questi enti?

Gamberotto
L’uno
È di filosofia bravo maestro
Che ho affittato a dieci paoli al mese.
L’altro, oh poi l’altro... è un più grazioso arnese.

Ernestina
Un arnese grazioso!
Chi sarà mai?

Gamberotto
Crepa di gioia: il sposo.

Ernestina
Oh Dio! in quai momenti...
La mia toelette è disorganizzata!
Non sono accinta.

Gamberotto
Accinta, oppur succinta
È tutt’uno. Preparati
Che ad introdurli io vado, o figlia amata.

Ernestina
Li ricevo seduta, o sollevata?

Gamberotto
Pur che tu li riceva tutti e due
Fa’ pur come tu vuoi: hai tal talento
Da poter star a fronte a un reggimento.
(parte)

Ernestina
Ah celibe Minerva! Immergi in questo
Istante interessante
Il virgineo pudor nel mio sembiante.


Scena settima
Gamberotto, che introduce Buralicchio ed Emanno, e detta.


N. 6 Quartetto Ernestina-Ermanno-Gamberotto-Buralicchio
Gamberotto
Ti presento a un tempo istesso
Due mortali, o prole onusta;
Slarga pur la bocca angusta
Allo sposo, al precettor.

Ernestina
(osservando Ermanno)
Nuovo Plato io già ravviso
In quel volto oltramontano
(a Buralicchio)
E Imeneo col cereo in mano
Veggo in te, mio dolce amor.

Ermanno
(a Ernestina)
Presso a voi di sasso resta
Sbalordito un professor!

Buralicchio
(piano a Gamberotto)
(Resto oimè di carta pesta,
Di parlar non ho valor!)

Gamberotto
(Di’ con me, che dici bene.)
(insinuandoli sottovoce il complimento)
Non ha il prato tante rape...

Buralicchio
Come! Rape! Non ci cape.

Gamberotto
Non ha l’orto tante zucche...

Buralicchio
Non vi son tante parrucche...

Gamberotto
Non ha il campo tante fave...

Ernestina
Oh che frasi belle e brave!

Ermanno
(Quasi quasi io riderei.)

Ernestina
(pavoneggiandosi)
(Gli han colpiti i vezzi miei
Qual trionfo, o ciel, per me!)

Gamberotto e Buralicchio
Quanti son gli ossequi miei
Che ossequioso ossequio a te.

Ermanno
(Nel mirar quel volto, oh Dei,
Palpitando io resto oimé!)

Ernestina
Su via depongasi l’alta etichetta.
Presto, mi dicano in forma schietta
Che cosa ammirano di grande in me?

Ermanno
Quell’occhio tenero.

Buralicchio
Quel ciglio morbido.

Gamberotto
Quel volto argenteo come ha papà.

Ernestina
Ed io ch’economa non fui giammai,
Saprovvi rendere contenti assai.
(ad Ermanno)
Tu avrai il mio spirito,
(a Buralicchio)
Tu la materia
Che contentissimi vi renderà.

Gamberotto, Ermanno e Buralicchio
Che profondissima profondità!

Ernestina
Io sarò il fiore, - l’api sarete.

Ermanno
Al vago odore ci aggireremo.

Buralicchio
Vi succhieremo come che va.

Ernestina, Gamberotto, Ermanno e Buralicchio
Per la gioia in me destando
Gran tumulto già si va.
Sento il cor che va balzando
Per la troppa ilarità.
Agitata/to dal timore
Più non sono in tal momento,
Sol le voci del contento
In me sento a rimbombar.
(Gamberotto parte.)


Recitativo
Ernestina
Le macchine corporee
In linea curva adattino
Su due comodità.

Buralicchio
Come?

Ernestina
Due sedie,
Secondo il basso volgo.
(Seggono.)
Aspettan quest’
Alberi lavorati
Da voi l’onore di essere ammaccati.

Buralicchio
Bella lingua!

Ernestina
I miei voti
Son compiti una volta: i vacillanti
Passi che di Sofia
Sull’imbattuta via guidar volevo
Trovo al fin chi dirige, e l’incertezza
Ormai non mi scombussola
Trovando un uom che svegli la bussola.

Buralicchio
Oh sì, lo troverete, cara mia.

Ernestina
Tacete, o uom senza filosofia.

Ermanno
Oh cara! Qual portento!
(baciandole la mano con ardore)
Oh Dio! non reggo più. (Trattienti, o core.)

Ernestina
(baciando la mano ad Ermanno)
Degna sarò d’un tanto precettore.

Buralicchio
A che gioco si gioca, il mio signore?
Mi par, per quanto io sento,
Che già sorte dal suo dipartimento.
Egli vendemmia, ed io
Qui raccolgo i granelli.

Ernestina
Io feci il patto
Di darvi metà della mia macchina.

Buralicchio
Che metà! Gamberotto mi promise
Che mi ti dava tutta.

Ernestina
Alma venale!
Non ti dissi che all’uno
Lo spirto concedeva,
E all’altro la materia?

Buralicchio
La materia
Mi par che goda lui, e non già io,
Che son digiuno del maestro a fronte.
D’aria non vivo qual camaleonte.


Scena ottava
Gamberotto, Frontino, Rosalia e detti.


Frontino
Che fu?

Gamberotto
Cos’è quel chiasso
Che mi rompe il timpano dell’auricole?

Buralicchio
Fu che colui... costei... ove son giunto!
Parlar vorrei... non so... che brutto punto!


N. 7 Aria Gamberotto
Gamberotto
Parla, favella, e poi
Vedrò da’ detti tuoi
H torto da chi sta.

Buralicchio
Questa...

Gamberotto
È la nostra figlia:
La nona meraviglia,
Che fe’ madre natura,
Di peso, di misura
E d’ampia qualità.
Si sa, si sa, si sa.

Buralicchio
Quello...

Gamberotto
È un dottor di lettere
E il bianco in men d’un atomo
Dal nero sa distinguere,
E il maschio dalla femmina
Senza difficoltà.
Si sa, si sa, si sa.

Buralicchio
Ma io...

Gamberotto
Tu sei quell’albero
D’onde germoglieranno
Per forza matematica
Sei germi in men d’un anno
Con gran felicità.
Si sa, si sa, si sa.

Buralicchio
Papà, siete una bestia.
Si sa, si sa, si sa.

Ernestina
Egli m’offende, o stelle!
Per certe bagatelle.

Gamberotto
Talpa in mortale ammanto,
Uom senza testa in testa,
La nostra figlia è questa.
Freno i sospetti, ola’;

O al fulminar del brando,
Di Brandimarte e Orlando
Vedrai balzarmi in campo
Col Mongibello in mano,
E qual Enea troiano
Il mare incenerir.
(Partono Ernestina, Gamberotto e Buralicchio.)


Scena nona
Frontino e Rosalia.



Recitativo
Rosalia
Non vorrei che tradito
Ermanno già si fosse.

Frontino
Eh, così sciocco
Crederlo non potrei... Così presto?...
Oh via, non è possibile.

Rosalia
L’amore
qualche volta fa scordar la prudenza.
Che siasi già scoperto alla padrona?

Frontino
Mi spiacerebbe assai; faria sbagliare
Un gran colpo in mia fé; mi toglierebbe
La via di dimostrar
La mia riconoscenza a tanto bene,
Che dalla sua famiglia ho ricevuto.

Rosalia
Forse, chi sa? non si sarà perduto.

Frontino
Figlio d’un negoziante ch’è fallito,
Le circostanze sue sono ben critiche!
E il matrimonio colla padroncina
Sarebbe ai mali suoi gran medicina.

Rosalia
Dagli un po’ di lezion, che si contenga
Con prudenza e ritegno;
Altrimenti se sbagliasi l’affare
Mal per lui, mal per noi può diventare.


N. 8 Aria Rosalia

Quel furbarel d’amore
Se noi celiam nel petto,
A nostro gran dispetto
Vuol sempre venir su.

Nei labbri ora si affaccia
Talor negli occhi appare,
Rossor se lo discaccia,
Sen va, ma suol tornare,

E tenta mille vie
Per farsi palesar.
Ditelo, o donne mie,
Se è vero il mio parlar.

(Partono).


Scena decima
Ernestina ed Ermanno.

Recitativo
Ernestina
Che ne dite, maestro, un sì gran torto
Può Ernestina soffrir? Crudele! io l’amo...

Ermanno
L’amate?

Ernestina
Almen lo credo.
Subito che dev’essere il mio sposo
Vuol l’etichetta ch’io l’adori almeno
Per mezza settimana;
Questo è almeno il buon tuon che è in uso adesso.

Ermanno
Di darvi una lezion mi sia concesso.
E potreste felice,
Scorsa la settimana,
Viver con un che non v’ha tocco il core?

Ernestina
E perché no, garbato precettore?
In Sparta era proscritto
Un affetto eccedente un giorno intero:
Abolì il gran Licurgo di Strasburgo,
Che nacque in Brandeburgo, o Pietroburgo,
Questa molle passione, e concentrando
Tutti gli amori in quello della patria
Volle a lei sol soggetti
Di madri, spose e figlie i vari affetti.

Ermanno
(Quali massime, oh Dei!) Ed il cor vostro
Con il labbro si accorda? Ed il bisogno
Ei non sente d’amar?

Ernestina
Per dirvi il vero
Sento qualche bisogno ancora io,
Ma sottopor conviene il genio mio.

Ermanno
Come a dir?

Ernestina
L’interesse
Dettò a mio padre un simil matrimonio.

Ermanno
E voi per l’interesse
Non badate se possa questo sposo
Rendervi o no contenta?

Ernestina
Il vostro, o caro,
Ragionamento è scaltro;
Ma a farmi tal potrei trovar un altro?


N. 9 Duetto Ernestina-Ermanno
Ermanno
Sì, trovar potete un altro
Di quel cor più degno assai,
Che vicino a’ tuoi bei rai
Sol d’amor respirerà.

Ernestina
Se una speme così cara
Voi destate nel mio seno,
Per pietà mi dite almeno
Quest’oggetto chi sarà.

Ermanno
(con foco)
Nominarlo, oh dio! non posso.
Troppo ei nacque, oimè infelice.

Ernestina
(fissandolo)
Infelice non è mai
Chi interesse può ispirar.

Ernestina ed Ermanno
(Ah! quegl’occhi han detto assai
Per poterne dubitar.)

Ernestina
Seguite...

Ermanno
Ah no, non posso.

Ernestina
Parlate per pietà.

Ermanno
(inginocchiandosi)

Quell’infelice io sono
Che chiede a voi perdono
Di sua temerità.

Ernestina
Chi? Tu?..

Ermanno
Son io.

Ernestina
Che sento!

Ermanno
Potrei...

Ernestina
Che ardire!

Ermanno
Oh Dio!

Ernestina
(con passione)
Fuggi dagl’occhi miei
Fuggi per carità.

Ernestina ed Ermanno
(Oh dio! di nuovo palpito
Qual moto è questo insolito!
Se non è questo amore
Che cosa mai sarà!)

(Partono.)


Scena undicesima
Gamberotto, Buralicchio, indi Ernestina.


Recitativo
Gamberotto
No, signor Buralicchio, il nostro germe
No, che non è capace d’intaccare
Di mia stirpe il decoro,
Che ebbe sindaci sette in concistoro.

Buralicchio
Ma le prove...

Gamberotto
Quai prove?

Buralicchio
Ho qui disposta
Ragionata querela.

Gamberotto
Ebben, ti voglio
Legalmente legar.
Sia questo il buco.
(siede con gravità)

Buralicchio
Che buco?

Gamberotto
Oh talpa! Il foro
Dove esaminerò gli appelli tuoi
Per formalmente giustiziarti poi.

Ernestina
Mio genitor...

Gamberotto
Olà, sta’ zitta, e taci,
Finché di tua innocenza
Non è la prova appien giustificata
Da un dubbio genitor sei scapolata.

Ernestina
Mortificata, o genitore, io resto
Da tal linguaggio, il quale
Offende poi la candidezza mia.

Gamberotto
Che prove adduci di tua biancheria?

Buralicchio
È biancheria apparente, ma in sostanza
Chi sa che cosa ha sotto:
Giustiziatemi voi, Ser Gamberotto.

Ernestina
(con caricata gravità)
D’umor geloso egli impastata ha l’alma
Che traversando per le fibre e arterie
Produce nell’occipite
Della sua fantasia
Una talqual fantasmagoria;
Quindi di veder crede
Ciò che creder non deve, e amalgamando
I spirti sparsi al nervo,
Che ottico si appella,
Un topo gli rassembra una vitella.
Potreste, o padre, esser così protervo
Contro di me per vaneggiar d’un nervo?

Gamberotto
Non più, figlia, non più, che tu m’imbalsami.
(a Buralicchio, indicando Ernestina)
Vedi, vedi che pezzo filosofico
Ardisci d’insultar!
(obbligandolo ad inginocchiarsi)
Buttati, su, in ginocchio
Avanti a lei, o che ti cavo un occhio.

Buralicchio
Ma io...

Gamberotto
Così, così. Di’ quel che dico,
Bestia più che marito.

Ernestina
Il gran trionfo mio ecco compito.


N. 10 Finale I
Gamberotto
(Buralicchio ripeterà tutto ciò che dirà Gamberotto)
Volgi le amabili pupille elastiche
A quella bestia senza giudizio,
Figliola equivoca d’un semideo
D’un Mardocheo di nostra età.

Ernestina
(dando un piede a Buralicchio)
Di mia clemenza eccoti un pegno,
Benché non degno sei di pietà.

Gamberotto
Bacialo, annasalo.

Buralicchio
Che odore io sento!

Gamberotto
Fra poco attento più in su si va
Finché alla mano s’arriverà.

Buralicchio
Che strano evento, che caso strano!
Ah dunque dammela, per carità.

Gamberotto
Ah figlia, dagliela, senti a papà.

Ernestina
Ecco la destra di pace in pegno
Ritorna degno del mio perdono
E un tanto dono sappi prezzar.

Gamberotto
Ah caro genero!

Buralicchio
Ah mio Mercurio!

Ernestina, Gamberotto e Buralicchio
Mi brilla l’anima per il contento,
Non so resistere al movimento
Che tutta/to m’agita, mi fa saltar.
(partono abbracciati)


Scena dodicesima
Ermanno, Frontino, Rosalia, poi Ernestina.


Ermanno
(osservando, di dietro è trattenuto da Frontino)
Che vedo, oh stelle!

Frontino
Son bagatelle.

Ermanno
Non so reprimere la gelosia
Che l’alma mia struggendo va.

Rosalia e Frontino
Zitto, giudizio, per carità.

Ermanno
Qual freddo tremito tutto m’assale!
Ah! mi vien male, non reggo più.
(siede svenuto)

Rosalia e Frontino
E vero, è vero. Ma quanto prima
Finirla io spero,
E tante scene non vedrò più.

Ermanno
Infelice il mio destino!

Ernestina
(stando indietro per non essere veduta)
Ei m’adora poverino!
Contentarlo io ben vorrei,
Ma il decor de’ ranghi miei
Mi convien di sostentar.

Rosalia e Frontino
(fingendo di non vedere Ernestina)
Questo spirito odoroso
Vi darà conforto e lena.

Ermanno
Io mi reggo appena appena;
(fingendo di volersi ammazzare)
Ma la vita a me non vale:
Sol la morte un tanto male
Di fermare avrà il poter.

Rosalia e Frontino
Gente aiuto!

Ermanno
Mi lasciate.

Rosalia e Frontino
Ah soccorso!

Ermanno
Non sperate.

Ernestina
Che si tenta? Fermi, olà!

Del disperato eccesso
Tanto trasporto frena,
Deh non accrescer pena
Al mio dolente cor.
(prende per mano con tenerezza Ermanno,
che bacia quella di Ernestina
)

Scena tredicesima
Buralicchio che sorprende li suddetti, Gamberotto e coro.


Buralicchio
Alme infide! or vo finirla.

Gamberotto
(ad Ermanno)
Se ne vada quel signore
Se ne vada via di qua.

Ermanno
Perché mai?

Gamberotto
Sen vada via.

Buralicchio
Bricconaccio!

Ernestina
Qual furore!

Rosalia
Padron caro...

Gamberotto
Non v’ascolto.
Così voglio: ei partirà.

Coro
Una colonna mobile
Di militar vien qua.

Ernestina ed Ermanno
(a Gamberotto e Buralicchio)
Deh frenate quello sdegno.

Gamberotto
Carognaccia!

Rosalia
(a Buralicchio)
Via fermate.

Frontino
(a Gamberotto)
Riflettete...

Buralicchio
Do di piglio ora a un legno.
E ti aggiusto come va.

Ernestina (a Buralicchio)
Ma sentite.

Gamberotto
Marcia via.

Buralicchio
Non ascolto.

Gamberotto
Or l’ammazzo in verità.

Ernestina, Rosalia, Ermanno e Frontino
Deh fermate per pietà.

TUTTI
Alto! alto! qui il tamburo,
E la guardia s’avvicina;
Se ci trova, una rovina,
Un scompiglio nascer può.



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